
Sebastiano ha iniziato a tirare i primi calci da piccolissimo sui nostri campi, rimanendo con noi fino al 2019, l’anno in cui il fiuto di Giuseppe Geria lo portò
nel settore giovanile del Pescara. Da lì, la sua scalata è stata un crescendo continuo: prima il grande salto al Torino — dove per tre anni ha fatto sfracelli a suon di gol e si è allenato con la prima squadra di mister Juric —, poi la tappa fondamentale
a Siracusa per “farsi le ossa” tra i grandi, la vittoria del campionato di Serie D agli ordini di mister Turati, e l’esplosione in Serie C (9 reti, timbrate contro corazzate come Salernitana, Atalanta Under23 e Benevento).
A febbraio la chiamata del Cagliari, l’intuizione del club rossoblù e la trattativa chiusa con l’ottimo direttore sportivo del Siracusa, Antonello Laneri, poi l’esperienza del ritiro estivo in Serie A e la nuova avventura in Serie B con l’Avellino di mister Nesta.
Ma sapete qual è la cosa che ci rende più orgogliosi di tutti? Non sono i gol alle grandi o le categorie professionistiche. Di Sebastiano ricordiamo il talento, certo, ma soprattutto una straordinaria umiltà — la bussola che a vent’anni lo sta aiutando a rimanere sempre al top — e la presenza di una madre eccezionale come Cristina, sempre amorevole e vicina.
Sebastiano non si è mai dimenticato da dove è partito: torna sempre a trovarci e ci sentiamo quotidianamente. Perché i campioni veri si riconoscono da questo: sanno dove possono arrivare, ma non dimenticano mai chi ha teso loro la mano all’inizio.
Avanti così, Seba! La tua casa sarà sempre qui.
